
Se sei un giardiniere attento all’ambiente, ti sarai sicuramente imbattuto in termini confusi come “specie invasive”, “specie introdotte”, “piante esotiche” e “erbacce nocive”, tra gli altri. Imparare il significato di questi concetti poco familiari ti guiderà nella pianificazione e nella semina e ti aiuterà a creare un ambiente non solo bello, ma anche benefico per l’ambiente all’interno e all’esterno del tuo giardino. Qual è quindi la differenza tra piante introdotte, invasive, nocive e fastidiose? Continua a leggere per saperne di più.
Cosa significa “specie invasive”?
Cosa significa quindi “specie invasiva” e perché le piante invasive sono dannose? Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) definisce le specie invasive come “specie non autoctone o estranee all’ecosistema, la cui introduzione causa o può causare danni alla salute umana, all’economia o all’ambiente”. Il termine “specie invasive” non si riferisce solo alle piante, ma anche a esseri viventi come animali, uccelli, insetti, funghi o batteri. Le specie invasive sono dannose perché sostituiscono le specie autoctone e alterano interi ecosistemi. I danni causati dalle specie invasive sono in aumento e i tentativi di controllo sono costati molti milioni di dollari. Il kudzu, una pianta invasiva che ha invaso il sud degli Stati Uniti, ne è un buon esempio. Allo stesso modo, l’edera inglese è una pianta attraente ma invasiva che causa incredibili danni ambientali nel Pacifico nord-occidentale.
Cosa sono le specie introdotte?
Il termine “specie introdotta” è simile a “specie invasiva”, anche se non tutte le specie introdotte diventano invasive o dannose: alcune possono persino essere benefiche. Abbastanza confuso? La differenza, tuttavia, è che le specie introdotte sono il risultato dell’attività umana, che può essere accidentale o intenzionale. Esistono molti modi in cui le specie vengono introdotte nell’ambiente, ma uno dei più comuni è tramite le navi. Ad esempio, insetti o piccoli animali vengono nascosti nei pallet di spedizione, i roditori si nascondono nelle stive delle navi e varie forme di vita acquatica vengono raccolte nell’acqua di zavorra, che viene poi scaricata in un nuovo ambiente. Anche i passeggeri delle crociere o altri ignari viaggiatori possono trasportare piccoli organismi sui loro vestiti o sulle loro scarpe. Molte specie sono state introdotte innocentemente in America dai coloni che hanno portato le piante preferite dalla loro terra natale. Alcune specie sono state introdotte per scopi monetari, come la nutria, una specie sudamericana apprezzata per la sua pelliccia, o vari tipi di pesci introdotti nella pesca.
Specie esotiche vs. specie invasive
Ora che avete una conoscenza di base delle specie invasive e introdotte, il prossimo argomento da considerare è quello delle specie esotiche rispetto a quelle invasive. Che cos’è una specie esotica e qual è la differenza? “Esotico” è un termine ambiguo perché spesso viene usato in modo intercambiabile con “invasivo”. L’USDA definisce una pianta esotica come “non originaria del continente in cui si trova attualmente”. Ad esempio, le piante originarie dell’Europa sono esotiche in Nord America, mentre quelle originarie del Nord America sono esotiche in Giappone. Le piante esotiche possono essere invasive o meno, anche se alcune potrebbero diventarlo in futuro. Ovviamente, polli, pomodori, api mellifere e grano sono tutte specie introdotte ed esotiche, ma è difficile immaginarle come “invasive”, anche se tecnicamente sono “esotiche”!
Informazioni sulle piante infestanti
L’USDA definisce le piante infestanti nocive come “quelle che possono causare direttamente o indirettamente problemi all’agricoltura, alle risorse naturali, alla fauna selvatica, alle attività ricreative, alla navigazione, alla salute pubblica o all’ambiente”. Conosciute anche come piante infestanti, le piante nocive possono essere invasive o introdotte, ma possono anche essere autoctone o non invasive. In sostanza, le piante nocive sono semplicemente piante fastidiose che crescono dove non sono desiderate.




